November 29, 2022

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Buona parte della nostra vita l’abbiamo vissuta come clienti e amici dei gestori nei negozi di dischi.

Insieme alla radio, rappresentavano la nostra seconda casa. Essendo ancora giovani non avevamo molte possibilità economiche per acquistare moltissimi vinili, ma in quel luogo avevamo l’opportunità di ascoltare tutte le più importanti novità discografiche, dal blues al rock, dai cantautori al jazz.

Anche quando partivamo in giro per l’Italia e per l’Europa i negozi di dischi erano sempre la prima meta del nostro pellegrinaggio. Rispetto, ammirazione, competenza e attenzione era facile trovarli in questi posti.

I proprietari e i gestori ti ospitavano con educazione e con un sorriso, comprendendo subito a quale tipo di musica eri interessato.

 

Nei negozi di dischi abbiamo scoperto una umanità solidaristica, appassionati folli e amore per la musica. Anche a Brindisi si ricordano alcuni importanti store che hanno caratterizzato la vita musicale della città.

 

Uno dei rivenditori a cui i vecchi cultori del vinile sono rimasti legati è “ 7 Note” di Cosimo (Mimino) Calia in corso Umberto. In quel posto ascoltai per la prima volta e mi innamorai dei Canned Heat.

 

Dalla parte opposta, in via Mazzini c’era il “Discobolo” di Vito Daniele, molto fornito in materia di musica leggera, jazz e classica.  Qui trovai la discografia dei Return to Forever di Chic Corea.

 

A pochi metri dalla stazione ferroviaria, in via Cirillo, c’era “Disco Action” della amabilissima Raffaella De Giorgio, sponsor di diverse trasmissioni radiofoniche di Canale 94.

 

In via Giovanni XXXIII, nei pressi di corso Roma, il DJ e voce di Radio Studio Smash One, Angelo Migliano gestiva “Supersonic”. Su corso Roma c’era il negozio “Very import records” di Antonio “Piripacchio” Aprile.

 

Nel rione S.Chiara, un altro DJ, Max Mollica ha gestito per lungo tempo “Mixage Music Shop”.

 

Ricordiamo anche “Anice”, un record store con annessa fumetteria di Vincenzo Assante in piazza Matteotti, e negli ultimi anni “Quincy” dei fratelli Proto in via Palestro.

 

Tutti questi negozi erano il posto ideale dove parlare di musica, aggregarsi, creare attività e trasmissioni radiofoniche, conoscere persone e confrontarsi sempre in modo civile.

Oggi i negozi di dischi non sono considerati luoghi di cultura e il loro numero si è ridotto notevolmente in tutte le città d’Italia.

Anche in questi drammatici tempi legati alla pandemia, quelli che hanno resistito con passione alle difficoltà di questi ultimi anni, sono stati discriminati. Il mondo della musica si è fermato, gli artisti cercano visibilità “liquida” sui canali digitali.

 

Non riusciamo a spiegarci perché in zona rossa i pochissimi negozi sopravvissuti, per giunta poco frequentati ed in agonia, debbano rimanere chiusi mentre le librerie sono aperte.

La musica non è forse cultura al pari dei libri?

L’Unione Negozi di Dischi Coesi rivolge un appello al governo, SIAE, case discografiche, editori, perché la musica non viva solo nel web.

Continueremo a preferire gli acquisti nei piccoli negozi indipendenti a colossi multinazionali che spesso sfruttano gli artisti e gli editori e soprattutto sfuggono alla tassazione dei Paesi compratori.

 

All’associazione Undici e a tutti i negozi di dischi esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza.

L’augurio è quello che gli organi competenti possano consentire al più presto la ripresa per l’intero settore, colpevolmente dimenticato in questo lungo periodo di lockdown.

 

MARCO GRECO

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