April 12, 2026

segnalazioni alle carte bollate. Un gruppo di 51 residenti del centro storico, insieme al comitato “Civilmente in Centro”, ha notificato al Comune di Brindisi una diffida formale chiedendo il risarcimento dei danni per la cosiddetta “mala movida”. L’importo complessivo sfiora 1 milione e 45 mila euro: circa 20 mila euro per ciascun cittadino, più 25 mila euro per il comitato.

L’iniziativa, promossa dall’associazione nazionale “Dalla Parte del Consumatore” e dall’avvocato Emilio Graziuso, segna un cambio di passo: dalle denunce reiterate negli anni si passa alla richiesta formale di risarcimento, con la prospettiva di un’azione giudiziaria in caso di mancata risposta entro 15 giorni.

Al centro della contestazione, l’assenza – secondo i firmatari – di interventi efficaci da parte dell’amministrazione per contenere gli effetti della movida: rumori notturni, schiamazzi, degrado igienico-sanitario, episodi di violenza, fuochi d’artificio e parcheggi selvaggi. Situazioni che, si legge nella diffida, avrebbero reso “invivibile il cuore della città”, incidendo anche sul valore degli immobili.

I residenti sostengono di aver più volte segnalato il problema negli anni, fino all’esposto presentato in Procura nel 2021, senza ottenere risposte risolutive. Da qui la richiesta, oltre al risarcimento, di un piano organico di controlli e misure concrete: dal contenimento delle emissioni acustiche fino alla sospensione o revoca delle autorizzazioni per i locali inadempienti.

A supporto della tesi, vengono richiamate diverse pronunce della magistratura, tra cui una recente sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato il Comune al risarcimento di 250 mila euro per casi analoghi.

 

Il tema, del resto, è già al centro dell’attenzione istituzionale. Lo scorso 9 febbraio cinque locali del centro (Opera Lounge Bistrot, La Plaza, Room 46, Bar da Felle e Niklas) erano stati sottoposti a sequestro preventivo per disturbo della quiete pubblica, prima di essere dissequestrati a metà marzo. In precedenza, il 28 ottobre 2024, un’ordinanza del sindaco Giuseppe Marchionna aveva imposto lo stop alla musica per 30 giorni agli stessi esercizi.

 

La vicenda accende il dibattito politico. Il consigliere comunale Lino Luperti attacca duramente l’iniziativa dei residenti, parlando di “richieste risarcitorie assurde” e sostenendo che “uno sparuto gruppo non può condizionare la vita della città”. Per Luperti, la movida rappresenta una risorsa da difendere perché contribuisce alla vitalità del centro e all’attrattività turistica, pur nel rispetto delle regole.

Di segno diverso la posizione del consigliere Roberto Quarta, che invita a evitare contrapposizioni e a ricercare un equilibrio tra diritto al divertimento e tutela dei residenti. Quarta richiama il lavoro già svolto su un regolamento per l’uso degli spazi pubblici, attualmente fermo, che prevede tra l’altro il tracciamento delle aree autorizzate per facilitare i controlli. “Il rispetto delle regole deve valere per tutti”, sottolinea, auspicando una rapida approvazione del provvedimento.

 

Intanto, mentre la politica discute e valuta strumenti di regolazione, la partita si sposta sul piano legale. E il confronto, come avverte l’associazione dei consumatori, rischia presto di trasferirsi dalle strade del centro storico alle aule di tribunale.

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