Mentre i palazzi del potere si autoincensano e i sindacati “di coro” intonano inni di giubilo per l’ultimo Decreto Sicurezza del 5 febbraio 2026, c’è chi preferisce leggere le carte. E le carte dicono che, per le Forze dell’Ordine, la montagna ha partorito il solito, gattopardesco topolino.
Il MOSAC non si unisce al coro dei trionfanti. Non lo fa perché, a differenza di chi proponeva ’incostituzionale (e francamente imbarazzante) “scudo penale” – prontamente rispedito al mittente dal Colle in nome dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge – il Movimento Sindacale Autonomo dei Carabinieri i codici li legge fino all’ultima riga.
Il Decreto viene presentato come una risposta forte alle esigenze delle Forze dell’Ordine. Il MOSAC non mette in discussione gli intenti dichiarati, né il bisogno reale di maggiore sicurezza; ma proprio perché il tema è serio, ritiene doveroso andare oltre gli slogan e verificare se le norme siano davvero in grado di reggere l’urto della realtà.
L’illusione del “Registro Separato”!
La grande “vittoria” sbandierata sarebbe la modifica all’art. 335 c.p.p.: se appare “evidente” una causa di giustificazione (legittima difesa, uso legittimo delle armi, adempimento del dovere), il PM non iscrive il militare tra gli indagati, ma in un’annotazione preliminare su un modello separato. Bellissimo. Sulla carta.
Ma la realtà è un’altra.
1. L’arbitrarietà: deve apparire “evidente” al PM. E chi decide l’evidenza? Lo stesso PM che, nel dubbio, dovrà comunque indagare.
2. Il trucco economico: chi finisce in questo “limbo” delle annotazioni gode degli stessi diritti e garanzie dell’indagato. Traduzione: per difenderti, devi comunque nominare e pagare un legale e un consulente tecnico. Che tu sia in un registro o in un altro, il conto in banca piange uguale. Hanno cambiato il nome della sedia, ma la “tortura economica” per il Carabiniere resta identica.
L’incidente probatorio: il ritorno alla realtà!
La norma prevede che, non appena il PM debba compiere atti garantiti (come un incidente probatorio), l’iscrizione nel registro degli indagati scatti in automatico. Esattamente come oggi.
Facciamo un esempio reale: un conflitto a fuoco. C’è il sequestro dell’arma e l’accertamento tecnico-balistico. Quest’ultimo è un atto che richiede l’iscrizione immediata. Risultato? Dopo mezz’ora di “annotazione preliminare”, il Carabiniere finisce dritto nel registro degli indagati. E con le bodycam sempre accese, ogni sequestro di filmato seguirà lo stesso iter. Un giro di parole per non cambiare nulla.
La beffa della tutela legale!
Il Consiglio dei Ministri annuncia il rafforzamento della tutela legale a carico dello Stato per le forze di Polizia e coloro che svolgono una funzione di pubblico soccorso, attraverso l’anticipazione delle spese di difesa. Il MOSAC giudica questo annuncio “fuori tempo massimo” e puro spot propagandistico.
Occorre ricordare a chi è distratto o corto di memoria, che la normativa recente e la Legge di Bilancio 2026 hanno introdotto misure garantire la tutela legale e assicurativa delle Forze di Polizia. Ma la Legge di Bilancio per il 2026 ha autorizzato una spesa di soli 10 milioni di euro annui per il quadriennio 2026-2029. Fondi destinati alla stipula di apposite polizze assicurative per la tutela legale e la responsabilità civile verso terzi del personale.
In pratica lo Stato può corrispondere fino a un massimo di 10.000 euro per le spese legali in ciascuna fase del procedimento per fatti connessi ad attività di servizio. Motivo per il quale le risorse finanziarie previste sono esigue e insufficienti per garantire un concreto ombrello legale per il personale del comparto. Occorre inoltre precisare che, in mancanza di coperture assicurative immediate, gli appartenenti alle Forze di Polizia possono richiedere un anticipo delle spese legali all’Avvocatura dello Stato, sempre nel limite di 10.000 euro, previa valutazione di congruità (ergo non è una misura strutturale e automatica).
Infine, questi stanziamenti suscitano preoccupazioni circa la mancata stabilizzazione permanente di questi fondi (oltre il 2029 cosa accadrà?), sottolineando il rischio che il personale debba nuovamente ricorrere a risorse proprie in futuro se i finanziamenti non verranno resi strutturali.
La copertura finanziaria per una tutela legale degna di un Paese civile doveva essere prevista in una misura congrua, reale e strutturale già nella Legge di Bilancio 2026. Se la politica avesse davvero a cuore la vita di migliaia di lavoratori, non si ridurrebbe agli annunci a posteriori, rincorrendo l’onda emotiva degli elettori.
“Non siamo affatto meravigliati che nessun sindacato dei lavoratori militari, cosiddetto rappresentativo, abbia sollevato la questione”, interviene Luca Spagnolo, portavoce del MOSAC. “Forse sono troppo impegnati a contrattare la modifica delle norme sulle agibilità sindacali, magari per ottenere il lasciapassare e tornare a operare al fianco di enti che erogano servizi come CAF e Patronati: una fetta di mercato che da sempre fa gola alle organizzazioni sindacali. Speriamo che la storia ci dia torto”.
Fermo preventivo: il “teatro dell’assurdo”!
Se la parte giudiziaria è una beffa, quella dell’ordine pubblico sconfina nel surreale. Il nuovo “fermo preventivo” fino a 12 ore per chi ha il “fondato motivo” di voler creare disordini sembra scritto per un cinepanettone.
Se la norma sul trattenimento preventivo fino a 12 ore fosse stata già in vigore, quale sarebbe stato lo scenario operativo?
Prendiamo Torino come banco di prova, non come esercizio retorico, ma come un test di realtà: gruppi organizzati, centinaia di facinorosi, movimenti coordinati, arrivi da altre regioni e dall’estero per compiere atti contrari all’ordine pubblico. Per fermare anche solo 100 soggetti pericolosi durante una guerriglia urbana, sarebbero serviti decine di equipaggi dedicati solo all’accompagnamento, personale per la vigilanza continua e locali idonei. In breve: uomini sottratti al controllo della piazza proprio mentre la tensione cresce.
La norma non impone arresti di massa, è vero. Ma non chiarisce come rendere sostenibile la sua applicazione in contesti complessi. Il rischio concreto è quello di un corto circuito operativo: meno uomini in strada, più uomini bloccati in attività di custodia, con un effetto opposto a quello dichiarato. Una critica che vuole costruire, non demolire!
Non serve un esperto di tattica militare per capire che ai gruppi violenti basterà triplicare il numero dei manifestanti per mandare in tilt il sistema. È una misura che non garantisce sicurezza, ma garantisce il collasso logistico delle caserme.
La richiesta di serietà!
Il MOSAC chiede serietà. Il tempo delle promesse e dei decreti “spot” che servono solo ai titoli di coda è finito. Le Forze di Polizia non hanno bisogno di giochi di prestigio normativi, ma di tutele legali reali, pagate dallo Stato, procedure chiare e non ambigue e norme che tengano conto della realtà operativa, non dei sogni proibiti legate all’emergenza di qualche burocrate che la piazza l’ha vista solo dalla finestra del ministero.
La sicurezza non si costruisce con annunci rassicuranti, ma con leggi che funzionano. Se questo è il “successo” che gli altri celebrano, il MOSAC preferisce restare dalla parte della verità. Anche se è scomoda.
Di Luca Spagnolo (MOSAC)
MOSAC “Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri”
