La Giunta regionale pugliese ha approvato la delibera che dà avvio alla Fase 2 del Piano sperimentale per l’abbattimento delle liste d’attesa, mettendo a disposizione 20 milioni di euro per finanziare prestazioni aggiuntive e intervenire sulle prenotazioni che hanno superato i tempi massimi previsti.
Il provvedimento arriva al termine della prima fase, conclusasi il 30 giugno 2026. Secondo i dati del monitoraggio regionale, dal 1° febbraio sono state richiamate 231.435 persone attraverso il sistema di recall e sono state recuperate 157.176 prestazioni, a fronte di un obiettivo iniziale di 124.320. Il recall ha consentito anche di eliminare dalle liste prenotazioni duplicate, già effettuate o non più necessarie.
La nuova fase recepisce l’Intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni l’11 giugno 2026 sul Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026-2028 e introduce una serie di misure destinate a modificare la gestione delle prescrizioni, delle prenotazioni e dell’offerta sanitaria.
Prescrizioni e tempi di garanzia
Viene confermata la distinzione tra primo accesso, soggetto ai tempi di garanzia, e accesso successivo, che dovrà essere gestito direttamente dallo specialista attraverso percorsi interni di presa in carico.
Restano invariati i tempi massimi previsti per le diverse classi di priorità: 72 ore per la classe U, 10 giorni per la B, 30 giorni per le visite in classe D, 60 giorni per la diagnostica D e 120 giorni per la classe P.
Una delle novità più discusse riguarda la validità temporale delle ricette. Quelle con codice U perderanno validità dopo cinque giorni dalla prescrizione, mentre quelle con codice B dopo 15 giorni.
La Regione prevede inoltre controlli sulle prescrizioni ripetute, sulle visite di controllo alle quali non possono essere attribuite classi di priorità e sulle esenzioni non coerenti con la patologia di riferimento.
Nuovi Piani aziendali entro il 14 settembre
Le aziende e gli enti del sistema sanitario regionale dovranno adottare entro il 14 settembre 2026 il proprio Piano aziendale di recupero delle liste d’attesa, valido fino al 31 dicembre.
Tra le prime azioni richieste figurano la stabilizzazione del sistema di recall, la prevenzione dei cosiddetti “no show”, cioè le mancate presentazioni agli appuntamenti, e l’individuazione degli obiettivi di recupero delle prenotazioni fuori soglia, con priorità alle classi U e B e ai ricoveri programmati in classe A.
Le aziende dovranno inoltre migliorare la programmazione dell’offerta, monitorare mensilmente attività e costi e garantire la tracciabilità delle prestazioni effettuate nell’ambito del Piano.
Particolare attenzione viene riservata anche all’utilizzo delle sale operatorie, che dovranno essere organizzate per consentire un impiego nell’arco delle dodici ore, ottimizzando le risorse umane e garantendo una distribuzione equilibrata del personale.
Più attenzione a pazienti oncologici, cronici e fragili
La Fase 2 punta anche a rafforzare la presa in carico dei pazienti cronici, oncologici, affetti da malattie rare o in condizioni di fragilità.
Le aziende dovranno predisporre percorsi facilitati per i pazienti con sospetta o accertata patologia oncologica e assicurare agende dedicate per le visite di controllo e le prestazioni necessarie al monitoraggio delle patologie.
Per le prestazioni collegate all’esenzione 048, quando strettamente correlate alla patologia oncologica, è prevista la presa in carico complessiva senza il passaggio dal CUP.
Il piano prevede inoltre un’integrazione più stabile di Case della Comunità, Ospedali di Comunità, reti di cure palliative e Farmacie dei Servizi nella rete di offerta sanitaria.
Un tavolo regionale sull’appropriatezza
Entro il 21 settembre sarà istituito un Tavolo regionale sull’appropriatezza prescrittiva, coordinato da AReSS Puglia e Dipartimento Salute e composto da rappresentanti delle Direzioni sanitarie, della medicina generale e degli Ordini provinciali dei medici.
Il tavolo dovrà analizzare i dati sulle prescrizioni, verificare l’omogeneità nell’attribuzione delle priorità, proporre indirizzi regionali e promuovere attività di audit e formazione.
La Regione punta così a intervenire non soltanto sull’offerta, ma anche sulla domanda, verificando l’appropriatezza delle prescrizioni sia prima sia dopo la loro erogazione.
I 20 milioni e le prestazioni aggiuntive
Il finanziamento complessivo della Fase 2 ammonta a 20 milioni di euro, ripartiti tra le province in proporzione alla popolazione residente. Le risorse potranno essere utilizzate fino al 31 dicembre 2026 e rappresentano il limite massimo di spesa per ciascuna azienda o ente.
Il riconoscimento delle prestazioni aggiuntive sarà subordinato alla verifica dell’attività istituzionale ordinaria effettivamente svolta e dovrà avvenire nel rispetto dei limiti sull’orario di lavoro del personale sanitario.
L’obiettivo dichiarato dalla Regione è utilizzare il Piano non soltanto per aumentare temporaneamente il numero delle prestazioni, ma anche come leva per una riorganizzazione strutturale delle aziende sanitarie, attraverso una programmazione maggiormente legata alla domanda reale, un migliore utilizzo delle tecnologie e una maggiore responsabilizzazione delle direzioni strategiche e dei distretti sociosanitari.
FdI: “Si fanno sparire le richieste”
La delibera ha immediatamente alimentato lo scontro politico.
Il presidente del gruppo Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, insieme ai consiglieri Tonia Spina, Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri, ha definito la Fase 2 un’operazione che rischia di ridurre le liste d’attesa semplicemente facendo “sparire” le richieste.
Secondo FdI, la scadenza ravvicinata delle prescrizioni potrebbe infatti determinare la cancellazione di prestazioni che i cittadini non riescono a prenotare nei tempi previsti, costringendoli a tornare dal medico di base e successivamente al CUP.
Il gruppo contesta inoltre il fatto che i risultati della prima fase siano stati misurati soprattutto attraverso il numero delle prestazioni recuperate e non attraverso la riduzione effettiva dei giorni di attesa. FdI chiede quindi di conoscere quante delle 157.176 prestazioni dichiarate come recuperate siano state realmente erogate e quante, invece, siano state semplicemente cancellate attraverso il recall.
Critiche anche sul personale necessario per garantire le prestazioni aggiuntive, sull’effettiva operatività delle Case di Comunità e sul ruolo delle Asl nel controllo dell’attuazione del Piano.
“Ci aspettavamo il potenziamento dei servizi e ci ritroviamo una vagonata di burocrazia”, sostengono i consiglieri di Fratelli d’Italia, chiedendo maggiori garanzie sui risultati concreti dell’intervento.
La maggioranza: “Da FdI solo polemiche”
A difendere il provvedimento sono i presidenti dei gruppi consiliari di maggioranza Stefano Minerva (Pd), Giuseppe Fischetti (Prossima), Maria La Ghezza (M5S) e Ruggiero Passero (Per la Puglia).
Per la maggioranza, la Fase 2 rappresenta la prosecuzione di un intervento già avviato e mette in campo risorse e strumenti concreti per affrontare un problema che riguarda l’intero sistema sanitario.
I gruppi di maggioranza accusano FdI di utilizzare “due pesi e due misure”, sottolineando che strumenti analoghi vengono adottati anche in Regioni amministrate dal centrodestra.
Sul tema delle prescrizioni, la maggioranza respinge l’accusa di voler “far sparire” le prestazioni e sostiene che le nuove regole rappresentino strumenti di governo delle liste d’attesa già utilizzati in altri sistemi regionali.
“Il tema delle liste d’attesa merita serietà, non slogan”, affermano i capigruppo, rivendicando la scelta di puntare su risorse, prestazioni aggiuntive e monitoraggio dei risultati.
Il confronto politico, dunque, è già aperto. Da una parte la Regione punta a trasformare la Fase 2 in uno strumento di recupero delle prestazioni e di riorganizzazione dell’offerta sanitaria; dall’altra l’opposizione contesta soprattutto la capacità del Piano di produrre una riduzione reale dei tempi di attesa, chiedendo che i risultati vengano misurati non soltanto in prestazioni recuperate, ma soprattutto in giorni di attesa risparmiati dai cittadini.
