bIl continuo ed esagerato aumento dei prezzi che si verificato in questi ultimi anni, specialmente per i generi di prima necessità, sta ponendo in una situazione di grave difficoltà economica molte famiglie, specialmente lavoratori e di anziani, a basso e medio reddito, che da tempo non sono più in grado di far fronte al continuo aumento del costo della vita.
Sempre più numerose sono le richieste di intervento da parte di coloro che avvertono sulla propria pelle le difficoltà di una vita dolorosa, che con grande preoccupazione denunciano una condizione insostenibile, di non riuscire a far fronte alle esigenze primarie della propria famiglia fino alla fine del mese, schiacciate dall’aumento delle tariffe delle utenze domestiche, degli affitti, delle imposte, delle tasse, come quella dei rifiuti e della spesa alimentare, che erodono in poco tempo tutta la loro pensione o retribuzione.
La situazione diventa sempre più drammatica per la maggior parte degli anziani, che spesso, oltre al dramma della solitudine, della vecchiaia e della malattia, con la propria pensione sociale o comunque con una pensione che, per effetto dei costanti insopportabili ed esagerati rincari è diventata inadeguata a garantire una esistenza dignitosa, si pongono spesso davanti al dilemma se pagare le bollette o fare fronte alle spese mediche per curarsi ( non sempre disponibili in tempi umani con la mutua), agli alimenti per nutrirsi, ai vestiti per coprirsi, non essendo nella condizione economica di affrontare a tutte quelle situazioni.
Ma quello del carovita è diventato un problema generalizzato, perché all’aumento dei prezzi non è seguito un corrispondente e adeguato aumento di stipendi dei lavoratori e delle pensioni, così come è stato fatto, per esempio, per l’indennità dei sindaci e degli assessori, aumentate in modo esagerato.
Considerato che il costante aumento dei prezzi, sta interessando in modo esagerato i generi di prima necessità, sarebbe necessario comprendere, dove, perché iniziano a crescere, per programmare ed attivare, anche a livello nazionale, i provvedimenti necessari.
Ma molto possono fare ed hanno fatto molti enti locali, mettendo in campo diverse iniziative per intercettare le situazioni di difficoltà dei propri cittadini, rafforzando le reti di protezione e di sostegno sociale, ma anche e principalmente con una valida azione di sostegno del reddito, attivando forme di flessibilità della pressione tributaria locale, con un sistema articolato di riduzioni ed di esenzioni correlate alle condizioni economiche delle famiglie.
A Brindisi tutto è rimasto fermo, si continua, per fare un esempio, a far pagare le imposte, come l’addizionale comunale irpef, anche i cittadini in difficoltà economica, che non ce la fanno con un reddito mensile di 800/1000 euro al mese.
Niente è stato modificato in questi anni, nonostante i segnali di grande disagio che venivano dai cittadini.
Per l’addizionale irpef, il comune di Brindisi, sin dal principio, ha applicato l’aliquota massima per tutti, prescindendo dal reddito, nonostante quanto previsto anche dalla legge 148 del 2011, che disponeva l’applicazione del principio della progressività della percentuale del prelievo rapportata alle condizioni economiche dei cittadini, al loro reddito.
In questa situazione di difficoltà economica, l’Amministrazione comunale di Brindisi, dovrebbe fare quanto hanno fatto da tempo tantissimi comuni come quelli di Bari e Taranto, che hanno adeguato il livello di esenzione dal pagamento dell’addizionale comunale irpef all’aumento del costo della vita. Esentando dal pagamento dell’addizionale irpef i cittadini con reddito fino a 15.000 euro, che comprende tutti i cittadini in stato di povertà assoluta e relativa.
Altri sono arrivati persino ad elevare la quota di esenzione a 23.000 euro, alcuni dei quali come Lecce l’hanno elevata a 28000 per le famiglie nel cui nucleo familiare è compreso un disabile con assegno di accompagnamento.
Ma l’obiettivo rimane sempre quello di commisurare l’entità del tributo alle effettive capacità economiche dei cittadini, articolando in misura progressiva l’aliquota da applicare al reddito per la determinazione della tassazione dell’addizionale irpef, cosi come accade per l’irpef, confermando la tassazione esagerata del’1,2% solo per i redditi superiori ai 75.000 euro.
Ma anche riportare l’aliquota massima allo 0.8%, come la gran parte dei comuni.
Credo che anche su questo terreno si possa misurare la capacità di questa amministrazione di poter reggere il peso della propria responsabilità, con provvedimenti concreti di bilancio, di sostegno alle famiglie e alle persone in difficoltà, che sappiano andare al di là delle dichiarazioni, ma anche ripristinando da subito il principio di equità e di giustizia sociale, attraverso un’equa distribuzione del carico tributario dei cittadini, come previsto peraltro dall’art 53 della costituzione.
Non si può continuare a rimanere indifferenti rispetto a tanta sofferenza.
Vincenzo Albano
