October 1, 2026

L’autunno del Cinema Impero di Brindisi costruisce un percorso tra film, autori internazionali, commedie, cinema politico e storie familiari. Cambiano i Paesi e i registri, ma resta un filo comune: personaggi costretti a fare i conti con qualcosa che rompe un equilibrio o impone di guardare la propria vita da un’altra prospettiva.

La rassegna è dedicata ad Albina Tironi, moglie di Carmelo Grassi, esponente della famiglia legata alla storia e alla gestione del Cinema Impero, scomparsa lo scorso luglio.

Tutti i film saranno proiettati in spettacolo unico alle ore 18.30. Il biglietto intero costa 7 euro, il ridotto 5 euro.

Ad aprire la programmazione, il 3 e 4 ottobre, è “Sheep in the Box” di Hirokazu Kore-eda. In un futuro prossimo una coppia segnata dalla perdita di un figlio accoglie in casa un robot umanoide. Kore-eda torna nei territori che gli sono più congeniali: la famiglia, il lutto, la memoria e quella zona incerta in cui il bisogno di amare si confonde con il desiderio di trattenere ciò che non può tornare.

Con “Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio” di Annemarie Jacir, il 10 e 11 ottobre, lo sguardo si sposta nella Palestina sotto Mandato britannico durante la rivolta araba del 1936. Attraverso la vicenda di un giovane diviso tra il proprio villaggio e Gerusalemme, il film mette in relazione destini individuali e trasformazioni storiche.

“Stella gemella” di Luca Lucini, il 17 e 18 ottobre, parte invece da una coppia apparentemente sistemata: una vita costruita insieme, un figlio, un lavoro, un mutuo. Un avvenimento inatteso rompe però la geometria delle certezze. La commedia diventa così il terreno sul quale misurare aspettative sociali, matrimonio e giudizio degli altri.

Il 24 e 25 ottobre arriva “È l’ultima battuta?” di Bradley Cooper. Alex attraversa la fine del proprio matrimonio e scopre quasi per caso il cabaret. Sul palco, fallimenti e paure diventano materia comica. Più che raccontare una separazione, il film osserva il momento in cui due persone devono capire chi sono una volta venuto meno il ruolo nel quale avevano imparato a riconoscersi.

Una proiezione straordinaria il 27 ottobre porta all’Impero “The Bibi Files” di Alexis Bloom, documentario costruito attorno a materiali giudiziari, testimonianze e immagini d’archivio legati alle vicende processuali di Benjamin Netanyahu. Il film osserva da vicino il rapporto tra potere, istituzioni e responsabilità pubblica.

Con “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli, il 31 ottobre e l’1 novembre, il conflitto diventa quello tra sicurezza e vocazione. Paul abbandona una carriera da fotografo per tentare quella di scrittore. Ma inseguire ciò che desidera significa accettare precarietà, rinunce e progressiva marginalità. Il film toglie ogni patina romantica all’idea di cambiare vita e guarda soprattutto al prezzo concreto delle proprie scelte.
Il 7 novembre, “Mio fratello è un vichingo – The last viking” di Anders Thomas Jensen mette insieme crimine, commedia nera e legami familiari. Un uomo appena uscito dal carcere deve ritrovare un bottino nascosto anni prima; l’unica persona che può aiutarlo è il fratello, che nel frattempo ha costruito una realtà tutta propria.

È ispirato alla storia di Maria Reiche “Lady Nazca – La signora delle linee” di Damien Dorsaz, in programma il 14 e 15 novembre. Nel Perù degli anni Trenta, una giovane matematica tedesca incontra le misteriose linee del deserto di Nazca e decide di dedicare la propria vita al loro studio. Una vocazione scientifica che diventa anche scelta di indipendenza.

Con “Buon viaggio, Marie” di Enya Baroux, il 28 e 29 novembre, una donna gravemente malata parte con figlio e nipote verso la Svizzera senza rivelare subito il vero motivo del viaggio. Il road movie diventa uno spazio obbligato di confronto, nel quale una famiglia è costretta finalmente a parlarsi e il tema del fine vita passa attraverso ironia, paura e affetto.

Il 5 e 6 dicembre arriva “Sorry, Baby” di Eva Victor. Agnes prova a ricostruire la propria quotidianità dopo una violenza. Il racconto procede per frammenti, avanti e indietro nel tempo, evitando di ridurre la protagonista a ciò che ha subito.

“Le aquile della Repubblica” di Tarik Saleh, il 7 e 8 dicembre, porta invece dentro il rapporto tra cinema e potere. Un celebre attore egiziano viene chiamato a interpretare il presidente in un film sostenuto dalle istituzioni e si ritrova dentro un sistema nel quale carriera, propaganda e relazioni personali finiscono per sovrapporsi.

Chiude, il 12 e 13 dicembre, “Vita privata” di Rebecca Zlotowski, con Jodie Foster. Una psichiatra americana che vive a Parigi viene destabilizzata dalla morte sospetta di una paziente. L’indagine diventa progressivamente anche un viaggio dentro se stessa: per una volta è chi ha sempre interpretato gli altri a non riuscire più a decifrare con certezza la propria vita.

 

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