October 11, 2026

Le piogge violente di questi giorni, gli allagamenti, i sottopassi chiusi e i disagi vissuti a Brindisi come in molti comuni del Salento e in altre città italiane ci pongono davanti a una questione che va oltre la singola emergenza. Dopo i soccorsi e la conta dei danni, dobbiamo interrogarci sulla capacità delle nostre città e di Brindisi, per quanto ci riguarda, di affrontare condizioni climatiche che sono cambiate e che cambieranno ulteriormente con sempre più piogge torrenziali, trombe d’aria, venti tempestosi, caldo e siccità.

Faccio queste considerazioni anche alla luce di quello che sta avvenendo nelle nostre campagne e con le difficoltà di una agricoltura sviluppatasi con altre condizioni climatiche.

Una parte delle strutture urbane e delle infrastrutture che utilizziamo ogni giorno è stata pensata e realizzata in altre epoche, sulla base di esigenze, condizioni climatiche e idrogeologiche del territorio e criteri progettuali diversi. Oggi occorre verificarne l’adeguatezza di fronte ai rischi attuali e futuri. Il cambiamento climatico rende questa revisione una necessità anche della pianificazione urbana.

A ogni nubifragio e temporale il confronto pubblico si concentra sui danni e sulle responsabilità immediate, spesso con polemiche che si esauriscono appena torna il sole. Accertare eventuali omissioni è doveroso: la pulizia delle caditoie, la manutenzione dei canali, la cura degli alberi e la sicurezza degli edifici restano obblighi precisi. Il richiamo al cambiamento climatico non può diventare un alibi per trascurarli.

Ma anche una manutenzione puntuale può risultare insufficiente quando le infrastrutture non sono adeguate alle sollecitazioni impreviste che devono affrontare.

 

La responsabilità della politica e delle istituzioni deve quindi comprendere la capacità di preparare la città ad un futuro che è carico di sconvolgimenti imprevedibili se soprattutto li guardiamo con gli occhi del passato.

 

Brindisi presenta una particolarità che deve essere al centro di questa riflessione: il porto penetra nel tessuto urbano e la città è circondata da campagne attraversate da canali. Le acque piovane seguono percorsi che collegano il territorio agricolo, le aree costruite e gli sbocchi verso il mare. La sicurezza urbana va quindi affrontata considerando l’intero sistema e le relazioni tra le sue diverse parti.

Occorre verificare se i canali, gli attraversamenti stradali, le reti di raccolta e gli scarichi siano ancora adeguati alle portate da gestire, tenendo conto anche delle trasformazioni del territorio e dell’impermeabilizzazione dei suoli. Va inoltre valutato come le condizioni del mare, durante gli eventi intensi, possano ostacolare il deflusso delle acque agli sbocchi.

Per questo, insieme alla manutenzione, serve ripensare e, dove necessario, modificare le infrastrutture di convogliamento delle acque piovane, dalla campagna alla città e al porto.

Uno studio idrogeologico e idraulico aggiornato deve indicare dove ampliare o adeguare le opere esistenti, dove trattenere temporaneamente l’acqua e come rallentarne il deflusso prima che raggiunga le zone più vulnerabili. Intervenire su un singolo punto, senza valutarne gli effetti a valle, rischia infatti di trasferire il problema da un’area all’altra.

 

È un lavoro che richiede una programmazione comune tra Comune, Autorità di sistema portuale, Regione, Autorità di bacino, soggetti competenti per i canali e l’Aqp che gestisce le reti. La particolare geografia di Brindisi dovrebbe diventare il punto di partenza di un progetto unitario di sicurezza del territorio.

Per Brindisi serve un programma organico di adattamento, fondato su una conoscenza aggiornata dei punti vulnerabili: quartieri esposti agli allagamenti, sottopassi, reti di raccolta delle acque, scuole, ospedali, viabilità e collegamenti essenziali. Da questa ricognizione devono discendere priorità, controlli, progetti, risorse e tempi verificabili.

Occorre valutare il potenziamento delle reti di drenaggio e degli impianti di sollevamento, creare spazi capaci di trattenere temporaneamente le acque piovane, recuperare superfici permeabili e tutelare i percorsi naturali del deflusso. Parchi, suoli liberi e aree verdi possono contribuire alla sicurezza urbana assorbendo parte delle piogge e riducendo il rischio di allagamento. Vanno inoltre verificati la resistenza delle strutture esposte al vento, lo stato del patrimonio arboreo e la continuità dei servizi essenziali durante le emergenze.

 

Questa impostazione deve entrare negli strumenti urbanistici e nella programmazione delle opere pubbliche. Ogni intervento di riqualificazione, ogni nuova strada(a partire da queste benedette rotatorie di cui la città si sta arricchendo), piazza o edificio pubblico dovrebbe essere valutato anche per la sua capacità di affrontare i rischi climatici lungo tutta la propria vita utile. Lo seppero fare molto bene i romani quando costruirono l’Appia!

Il Comune non può sostenere naturalmente da solo un compito di queste dimensioni. Servono collaborazione con Regione e Stato, coinvolgimento dei gestori delle reti, competenze scientifiche e tecniche, partecipazione dei cittadini che come non mai dovrebbero curarsi della città. Ci vorranno anni, certo. Per questo serve soprattutto continuità: un programma che attraversi i mandati amministrativi e sul quale rendere pubblici avanzamenti, ritardi e risultati.

 

A Brindisi possiamo trasformare quanto è accaduto già e accadrà in un’occasione per aprire questo confronto e assumere impegni concreti. Alla solidarietà verso chi ha subito danni e al riconoscimento del lavoro dei soccorritori deve seguire una scelta politica duratura.

Ripensare la città significa proteggere le persone, il lavoro, il patrimonio pubblico e privato.

Il futuro di Brindisi si costruisce anche attraverso la capacità di prevenire i danni e di garantire sicurezza quando arriva non solo la prossima violenta pioggia.

 

Ma dove si può discutere di tutto questo?

Non certamente sui social e con le solite denunce e ne’ tantomeno con il politicismo accattone che ha preso da anni il sopravvento sulla politica del confronto e della condivisione.

La città ha bisogno di cittadini che se ne prendano cura ed e’ chiamata, attraverso le competenze, le professioni, le associazioni e i partiti (se ne fossero capaci), ad un sussulto prima che sia troppo tardi!

 

Carmine Dipietrangelo

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