May 22, 2026

Sono trascorsi cinque mesi dalla sottoscrizione dell’accordo in Prefettura che avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta per i 50 lavoratori portuali della ex SIR e, più in generale, per il futuro dell’indotto legato alla centrale di Cerano. Un’intesa siglata alla presenza di tutti gli attori istituzionali e territoriali coinvolti, nella quale si prevedeva l’avvio di un percorso di formazione della durata di tre mesi finalizzato all’inserimento dei lavoratori nel progetto dei Bess, il maxi impianto di accumulo energetico basato su batterie.

A oggi, però, nulla di quanto annunciato sembra essersi concretizzato. I lavoratori ex SIR sono stati distribuiti tra le varie aziende operanti nella centrale Enel di Cerano con contratti a termine di appena un mese, mentre del programma formativo e delle prospettive occupazionali promesse non vi è traccia.

Intanto, secondo indiscrezioni che circolano negli ambienti del settore, nelle prime settimane di giugno dovrebbero essere impiegate circa 200 unità lavorative per le attività connesse ai Bess. E allora la domanda sorge inevitabile: quale sarà il destino dei 50 lavoratori della ex SIR? Quale futuro attende chi già oggi vive una progressiva riduzione delle opportunità di lavoro? Il timore, sempre più diffuso, è che qualcuno abbia scelto la strada più semplice: fare spazio ai nuovi escludendo i vecchi.

Nel frattempo, tutto sembra avvolto dal silenzio. Un silenzio assordante in un territorio già duramente colpito da anni di crisi industriale e precarietà. Si continua a parlare di aziende interessate a investire, di progetti, di prospettive, ma quasi sempre utilizzando il condizionale. Mancano risultati concreti, manca quella frase che i lavoratori attendono da troppo tempo: “Abbiamo ottenuto”.

Ed è difficile credere davvero che qualcosa stia cambiando quando chi rappresenta il territorio non riesce a trasmettere certezze, né una visione chiara del futuro. In una realtà dove si sopravvive alla giornata, senza la possibilità di programmare, la parola “futuro” rischia di perdere significato. Per molti lavoratori, oggi, anche immaginare serenamente il domani per le proprie famiglie è diventato un lusso irraggiungibile. Restano soltanto le necessità quotidiane, le spese essenziali, le visite mediche e la preoccupazione costante di non sapere cosa accadrà il mese successivo.

DANIELE MAZZOTTA

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