September 20, 2026

Di fronte alle complesse sfide che riguardano il futuro dei nostri scali – dal dibattito su Grottaglie fino alle dinamiche del “Papola Casale” di Brindisi – si sente sempre più forte la necessità di un confronto basato sui fatti, sui dati e, soprattutto, su una sana e costruttiva assunzione di responsabilità.

Dispiace constatare come, talvolta, si tenda a puntare il dito contro i risultati ottenuti altrove o a criticare l’operato altrui, mancando però di fare un’indispensabile autocritica sulle scelte strategiche compiute a livello locale.

I dati e i numeri, d’altronde, sono oggettivi e raccontano una storia che merita di essere analizzata senza pregiudizi di parte.

Prendiamo in esame l’aeroporto di Brindisi: nel triennio, considerando il traffico complessivo tra arrivi e partenze, parliamo di una media costante di circa 3 milioni di passeggeri all’anno, per un totale di quasi 9 milioni di transiti.

Su questo volume imponente, la scelta amministrativa di rinunciare agli introiti legati alla tassa d’imbarco/addizionale (stimata nell’ordine di un euro a passeggero) è stata presentata come una misura utile a favorire il territorio e a blindare la presenza dei vettori.

I fatti, purtroppo, hanno dimostrato il contrario, nessun vantaggio sui costi!

I prezzi dei biglietti per i cittadini e i viaggiatori non hanno registrato i ribassi auspicati, lasciando immutato il peso economico dei collegamenti.

Le compagnie aeree hanno continuato a muoversi secondo logiche di mercato proprie, riducendo in alcuni casi rotte e servizi, a dimostrazione che certe concessioni unilaterali non garantiscono automaticamente i risultati sperati.

Un impatto economico rilevante poiché questa impostazione si è tradotta in un mancato introito per le casse pubbliche stimabile in oltre 9 milioni di euro in tre anni.

Stiamo parlando di una cifra colossale.
Con risorse di questa portata avremmo potuto rimettere a nuovo un’intera città, investendo su manutenzione, decoro urbano, scuole e servizi essenziali per la nostra comunità.

Il punto non è fare polemica sterile, ma riconoscere che quando una strategia non produce i benefici attesi e genera un danno economico così rilevante, il silenzio o la mancanza di autocritica non aiutano la città.

Prima di giudicare la capacità di altri territori di attrarre investimenti e produrre risultati concreti, bisognerebbe avere il coraggio di valutare con obiettività i propri errori di calcolo.

Per questo motivo, oggi più che mai, è necessario riconsiderare quella scelta e riattivare la tassa d’imbarco: i patti non sono stati mantenuti!

Solo partendo da un’analisi trasparente e rigorosa dei propri passi falsi si potrà costruire una vera visione di sviluppo per Brindisi.

 

 

Roberto Quarta
Consigliere comunale

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