July 23, 2026

Brindisi needs a center.

Per chi segue la pallacanestro NBA e bazzica sui social, ricorderà il tormentone “Lakers need a center” (letteralmente “i Lakers hanno bisogno di un centro) che tantissimi tifosi dei Los Angeles Lakers misero in atto nel disperato tentativo di convincere il front office della squadra gialloviola a prendere un giocatore di una certa stazza sotto canestro.

Situazione che potrebbe tranquillamente essere paragonata all’attuale stato d’animo di tantissimi tifosi della Valtur Brindisi, che da ormai diverse stagioni vedono nella mancanza di un centro di spessore il peccato originale, l’origine di tutti i mali.
A maggior ragione in questo periodo, dato che se la maggior parte del mondo della pallacanestro è con il fiato sospeso in attesa di “The Decision 2.0”, ovvero della scelta di quella che molto probabilmente sarà l’ultima squadra nella quale giocherà LeBron James nella sua carriera, qui a Brindisi siamo in attesa di un’altra “Decision”, ovvero quella del centro straniero che andrà a completare il roster per la stagione 2026/2027 della squadra di coach Brienza.

I fari sono attualmente tutti puntati su Pauly Paulicap, centro già visto in Italia per due stagioni con la canotta della Nutribullet Treviso.
Sul giocatore ci sarebbe anche l’interessamento altrettanto importante di Rimini, ma il mistero si è indubbiamente infittito nel pomeriggio di sabato 18 luglio a seguito della notizia data sui social da Mondo a Spicchi che dava l’arrivo di Paulicap a Brindisi per fatto. Ci ha però pensato lo stesso giocatore a commentare sotto il post social scrivendo testualmente “Fake news”.
Una smentita che a quanto sembra non è servita a placare definitivamente i rumors, anzi. Continuano ad essere all’ordine del giorno notizie che ci dicono che il 29enne americano resta conteso tra Brindisi e Rimini, con il ragazzo che starebbe riflettendo soprattutto sull’idea di scendere di categoria e accettare l’offerta di una squadra di una seconda lega, seppur di prestigio come quella italiana.

 

Il Profilo

Paulicap viene da una stagione non facile, va detto. Passata tra il Promitheas Patrasso in Grecia e il Bàsquet Manresa nel massimo campionato spagnolo. In entrambi i contesti lo spazio trovato non è stato dei migliori: 11.6 minuti in Grecia e 4.6 in Spagna.
Motivo per cui per provare a capire di che tipo di giocatore parliamo dobbiamo utilizzare come riferimento le due annate passate sotto la guida di Frank Vitucci a Treviso.
I numeri qui sono di tutt’altra natura: 23.1 minuti di media nella stagione 2023/2024 e 25.7 nella stagione 2024/2025. Minuti che gli hanno permesso di realizzare rispettivamente 7.8 e 9.3 punti di media, catturando 7 rimbalzi e viaggiando a più di una stoppata di media a partita in entrambe le stagioni.
Se invece vogliamo guardare oltre i numeri e capire meglio le caratteristiche del nativo di Elmont, possiamo prendere in prestito le parole di uno di cui dovremmo fidarci abbastanza da queste parti, ovvero Simone Giofrè, colui che lo portò a Treviso nel 2023 e che in un’intervista rilasciata al canale social Alley Oop nel febbraio 2025 disse “Paulicap è stata una scommessa. Quando non hai a disposizione un budget enorme qualcosa devi rischiare. L’abbiam preso da Cipro, al suo primo anno da professionista. Cipro non rappresenta esattamente l’apice del basket europeo, ma io da lì peschai già Erik Rush in passato, lo portai a Varese e poi lo ripresi a Brindisi. Quando vidi Paulicap per la prima volta nel campionato cipriota rimasi stupito dall’energia che metteva in campo, un po’ lo stesso effetto che mi fece la prima volta John Brown”
Da queste parole possiamo quindi dedurre come l’aspetto tecnico non sia esattamente il fattore predominante per l’ex Treviso, ma a fare da contraltare c’è sicuramente un atletismo e un’energia sotto canestro che lo ha visto far molto bene in A1 e che di conseguenza lo potrebbe vedere fare assolutamente la differenza in A2.

 

L’umore dei tifosi

Veniamo al capitolo più discusso. Il nome di Pauly Paulicap non sembra scaldare eccessivamente il cuore di una buona parte dei tifosi biancazzurri, ma qui c’è da fare una specifica: la figura di un centro di spessore (in tutti i sensi) è uno dei temi più caldi delle ultime stagioni e che di anno in anno si è susseguito. L’impressione è che, dopo due stagioni in cui Giovanni Vildera ha rappresentato il pivot titolare della squadra ed è stato spesso messo in discussione (pur di fronte a numeri che oggettivamente ci parlavano di un rendimento tutt’altro che scadente) si voglia un grande nome, una certezza in grado di garantire la possibilità di fare la differenza dentro l’area. E si vada meno alla ricerca di profili atipici o che rappresenterebbero una scommessa.
E qui troviamo il primo dei due paradossi, perché se Paulicap può rappresentare una scommessa viste le sue caratteristiche, di certo non si può dire lo stesso per il suo status. Infatti ben due stagioni in A1 viaggiando alle cifre citate in precedenza non possono che rappresentare un lusso per la categoria.
Il secondo paradosso è rappresentato invece da una sorta di scarsa capacità di ricordare.
Ebbene si, perché se guardiamo alla nostra storia più recente, come ci ricordano anche le parole sopracitate di Simone Giofrè che paragonò in quell’intervista il profilo di Paulicap al profilo di John Brown, proprio qui a Brindisi abbiamo apprezzato, ammirato e ancora ricordiamo, giustamente, giocatori e più nello specifico “lunghi” che non hanno rappresentato esattamente il prototipo del centro di un tempo, limitato e chiamato in causa quasi esclusivamente nella sua zona d’interesse.
Anzi, queste caratteristiche sarebbero più spendibili proprio parlando di Pauly Paulicap. Mentre se invece pensiamo a giocatori passati in città negli ultimi anni, come Brown, Tony Gaffney, Tyler Stone, Derek Willis e Nick Perkins (evitando di andare troppo indietro negli anni) parliamo di giocatori indubbiamente atipici se rapportati al ruolo. Giocatori in grado di correre il campo, a cui piaceva molto avere la palla in mano, ricevere in post per trovare soluzioni dal palleggio e capaci di tirare da tre punti ricevendo dagli scarichi.

Insomma, per la soluzione dell’enigma relativo al centro non manca molto. Quello che è certo è che sicuramente, indipendentemente da chi arriverà, sarà una mossa destinata a creare ulteriore dibattito.
Altrettanto certo è che la scelta è di quelle da prendere con grande cura, perché l’obiettivo promozione passa anche, se non soprattutto, da questo ultimo pezzo del puzzle.

Francesco De Bonis

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