Il percorso avviato per la reindustrializzazione di Brindisi è stato al centro dell’incontro convocato ieri, 29 luglio, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dal ministro Adolfo Urso. Alla riunione ha partecipato anche il sindacato Cobas, che ha espresso una valutazione articolata sul lavoro svolto finora.
Per il sindacato il metodo adottato, basato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e soggetti territoriali, rappresenta un elemento positivo. “Mettere tutti in rete per realizzare al meglio le proposte avanzate da tante aziende è una strada condivisibile”, sottolinea il Cobas. Ma il giudizio cambia quando si passa ai risultati concreti raggiunti: “Il voto è negativo perché quanto realizzato fino ad oggi è ben poca cosa rispetto a quello immaginato due anni fa”.
A preoccupare il sindacato è soprattutto il rischio che alcuni investimenti strategici possano essere indirizzati verso altri territori. Il riferimento è all’eolico offshore, che secondo il Cobas sarebbe stato trasferito interamente a Taranto, e ad altri interventi finiti in Molise.
Tra gli elementi emersi durante l’incontro romano anche il tema della centrale Enel di Cerano e della cosiddetta “riserva fredda” fino al 2038. Secondo il Cobas, l’ipotesi di una rinuncia a tale soluzione non significherebbe però l’assenza di scenari alternativi.
“L’Enel – sostiene il sindacato – collocherà gli scaricatori del carbone in un angolo della banchina, liberando una parte del nastro trasportatore. Lo scarico potrebbe comunque essere realizzato, come avvenuto per molti anni nella centrale di Costa Morena, oggi di proprietà A2A, dove il carbone veniva trasferito direttamente sui camion”.
Secondo il Cobas queste scelte sarebbero legate anche a valutazioni strategiche di carattere internazionale e agli scenari geopolitici attuali.
Sul fronte degli investimenti, durante il tavolo ministeriale sarebbero stati illustrati 11 progetti, di cui 8 in fase avanzata e 3 ancora da sviluppare, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 500 posti di lavoro nel corso degli anni.
“Gli altri 35 progetti – evidenzia il sindacato – restano ancora sulla carta e uno è stato già ritirato dal proponente”. Rimane inoltre aperto il nodo delle aree disponibili per i nuovi insediamenti. Il Cobas riconosce il lavoro svolto dal presidente dell’Asi Franco Gentile per la liberazione degli spazi di competenza del consorzio, ma sottolinea come le superfici attualmente disponibili potrebbero comunque non essere sufficienti.
La principale preoccupazione riguarda però i lavoratori oggi impiegati negli appalti Enel e nel Petrolchimico. “Mentre arrivano rassicurazioni da più parti sul fatto che gli investimenti ci sono e partiranno presto – afferma il Cobas – per i lavoratori delle ditte appaltatrici non esistono ancora programmi concreti di ricollocazione e formazione in vista dei nuovi lavori”.
Il tema sarà al centro anche del successivo incontro sulla chimica convocato al Ministero per il 30 luglio, dove il sindacato chiede di affrontare le criticità del protocollo d’intesa sottoscritto negli scorsi mesi e giudicato finora privo di risultati concreti.
Per il Cobas è necessario che i progetti inseriti nel “Piano di Decarbonizzazione” trovino attuazione attraverso il previsto “Accordo di Programma” e che lavoratori coinvolti nella transizione e persone disoccupate possano accedere a percorsi di formazione professionale coerenti con i nuovi investimenti.
“Servono risposte soprattutto per quei progetti che ancora mancano all’appello e che non devono sfuggire al territorio”, conclude il sindacato.
Per il Cobas Brindisi deve poter aprire una nuova fase di sviluppo dopo decenni di presenza industriale pesante. “La città ha diritto – conclude Roberto Aprile – dopo essere stata saccheggiata per anni con un lascito di sole macerie, ad un nuovo modello di sviluppo”.
