L’approvazione della nuova legge regionale sulle locazioni turistiche apre una fase delicata per il futuro dell’ospitalità pugliese. Una fase nella quale riteniamo indispensabile il confronto con le associazioni rappresentative del settore, prima che i Comuni siano chiamati a tradurre le nuove disposizioni in regolamenti e limitazioni.
AIGO Confesercenti Puglia riconosce pienamente l’importanza del diritto all’abitare e la necessità di governare la crescita turistica. Sono due esigenze che non devono essere messe in contrapposizione.
Il turismo ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo economico della nostra regione, grazie a politiche pubbliche, investimenti privati e alla crescita di un sistema di ospitalità diffuso sul territorio. Un patrimonio che va tutelato, senza ignorare le difficoltà che residenti, giovani famiglie e lavoratori possono incontrare nell’accesso alla casa.
La nuova legge attribuisce ai Comuni interessati la possibilità di introdurre criteri e limitazioni alle locazioni turistiche in determinate aree. È una responsabilità importante, che richiede una conoscenza approfondita dei fenomeni sui quali si intende intervenire.
La pressione turistica non è uguale dappertutto. Può variare notevolmente tra Comuni e perfino tra quartieri della stessa città. E non sempre la crescita dell’offerta ricettiva coincide con un’effettiva difficoltà di accesso alle abitazioni.
Le locazioni turistiche possono certamente concorrere, in alcune situazioni, all’aumento dei canoni e alla riduzione degli alloggi disponibili per i residenti. Ma sarebbe sbagliato considerarle automaticamente la causa principale di una crisi abitativa che presenta anche ragioni economiche, sociali e strutturali.
Un affitto breve in meno non significa necessariamente una casa in più disponibile per una famiglia.
Per questo, prima di introdurre limitazioni, occorre verificare quanti immobili siano effettivamente sottratti al mercato residenziale, quale sia l’incidenza delle locazioni turistiche sui prezzi delle abitazioni e quali risultati concreti possano produrre le misure adottate.
Occorre inoltre conoscere meglio la composizione dell’offerta.
Non è la stessa cosa concedere occasionalmente in locazione una seconda abitazione, gestire continuativamente un immobile o svolgere professionalmente un’attività attraverso la gestione di numerosi alloggi. Le diverse modalità di esercizio, imprenditoriali e non imprenditoriali, devono essere considerate nelle analisi, senza presumere che abbiano tutte il medesimo impatto sul mercato abitativo.
È una distinzione emersa anche nel recente confronto nazionale ed europeo sulla regolamentazione degli affitti brevi. Le osservazioni formulate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla proposta europea in materia abitativa richiamano, tra l’altro, la necessità di valutare le caratteristiche delle diverse attività e gli effetti reali delle eventuali restrizioni.
Si tratta di un confronto ancora aperto, che conferma quanto sia importante evitare decisioni basate su valutazioni generiche.
Per queste ragioni chiediamo al Presidente Decaro e alla Giunta regionale di promuovere, prima dell’adozione dei regolamenti comunali, un tavolo di confronto con le associazioni rappresentative dell’ospitalità extralberghiera e con le amministrazioni interessate.
Un confronto che non dovrebbe limitarsi a una semplice consultazione, ma contribuire a definire un percorso condiviso per l’attuazione della legge.
In particolare, proponiamo che la Regione, con il coinvolgimento delle associazioni del settore, predisponga e metta a disposizione dei Comuni un quadro comune di indicatori sulla pressione turistica e abitativa, utilizzando i dati disponibili presso Pugliapromozione, ISTAT e gli altri organismi competenti.
Un quadro che consenta di conoscere il rapporto tra posti letto turistici e popolazione residente, la distribuzione territoriale degli alloggi, l’andamento dei canoni di locazione, la disponibilità di abitazioni per residenti e lavoratori, la presenza di immobili inutilizzati e l’evoluzione delle situazioni di disagio abitativo.
A questi elementi andrebbe affiancata un’analisi delle diverse forme di locazione turistica, distinguendo le attività imprenditoriali da quelle non imprenditoriali, le gestioni occasionali da quelle continuative e, ove possibile, il numero di immobili riconducibili ai singoli operatori.
Non per introdurre automaticamente trattamenti differenti, ma per comprendere meglio la realtà sulla quale si intende intervenire.
Non avrebbe senso affidare ai Comuni la responsabilità di introdurre limitazioni senza metterli nelle condizioni di misurare i fenomeni e valutare le conseguenze delle proprie decisioni.
Gli indicatori regionali dovrebbero rappresentare una base comune di conoscenza, lasciando alle amministrazioni le valutazioni sulle specificità dei propri territori. L’eventuale introduzione di restrizioni dovrebbe essere motivata da esigenze effettivamente documentate, rispettare criteri di necessità e proporzionalità e prevedere adeguate garanzie per le attività legittimamente avviate.
Sarebbe altrettanto importante monitorare nel tempo i risultati delle misure adottate: non soltanto verificare se diminuiscono gli alloggi destinati alle locazioni turistiche, ma soprattutto se aumenta realmente la disponibilità di abitazioni accessibili ai residenti e quali conseguenze si producono sull’economia locale.
Il confronto, inoltre, non può esaurirsi nella regolamentazione dell’offerta turistica. La questione abitativa richiede anche interventi per recuperare gli immobili inutilizzati, incentivare le locazioni residenziali, offrire maggiori garanzie a proprietari e inquilini e sostenere gli investimenti nell’edilizia abitativa.
Abbiamo accolto con interesse anche l’indicazione del Presidente Decaro di favorire nuove opportunità turistiche nei borghi e nei territori meno conosciuti della Puglia.
È una prospettiva sulla quale AIGO è da tempo impegnata. Ma la redistribuzione dei flussi non può essere considerata una conseguenza automatica delle eventuali restrizioni nelle destinazioni più frequentate. Richiede programmazione, collegamenti, servizi e investimenti capaci di rendere attrattive anche le aree interne e i piccoli Comuni.
Il turismo extralberghiero, del resto, non è rappresentato soltanto dagli immobili destinati all’ospitalità. Attorno a esso lavorano imprese, artigiani, commercianti, operatori dei servizi e numerose professionalità che contribuiscono all’economia dei territori: in breve, l’indotto.
Non chiediamo di sottrarre i Comuni alle responsabilità che la legge assegna loro. Chiediamo che la Regione accompagni questa nuova fase con conoscenza, confronto e strumenti adeguati.
Il diritto alla casa e il diritto di svolgere un’attività economica nel rispetto delle regole non devono diventare interessi contrapposti.
Presidente Decaro, AIGO Confesercenti Puglia è disponibile a contribuire a questo percorso con spirito costruttivo, portando l’esperienza degli operatori e la conoscenza dei territori.
Aprire il confronto prima che i Comuni adottino i propri regolamenti sarebbe un primo passo concreto per trasformare la nuova legge in uno strumento di governo equilibrato del turismo, anziché in una nuova occasione di contrapposizione.
Michele Piccirillo
Presidente regionale AIGO Confesercenti Puglia
