November 25, 2020

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Uno dei punti focali delle linee programmatiche approvate dalla Direzione Cittadina del PRI in vista delle prossime elezioni amministrative era costituito dalla valorizzazione a fini turistici della fascia costiera.
Tanto attraverso l’adozione di idonei strumenti urbanistici quali il Piano Urbanistico Generale e, in misura minore, il Piano Comunale Costiero.

Apprendiamo ora con preoccupazione che vi è la possibilità che la Regione nomini un Commissario ad acta per l’approvazione del PCC.

 

Ancora una volta, quindi, la città dovrebbe subire scelte maturate altrove.
E tanto nonostante che, pur con le lungaggini, le improprietà normative e la carenza di informazione alla cittadinanza, il Piano aveva seguito il proprio lento iter, al punto da essere giunto alla fine della procedura.

 

Infatti, con le “osservazioni” relative alla procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale) dovrebbe essersi chiuso l’iter amministrativo del Piano.
Spetterà poi al prossimo Consiglio Comunale l’approvazione definitiva.

 

Salvo che l’attuale Struttura commissariale non intenda provvedervi in proprio.
Ipotesi a nostro giudizio improbabile essendo di tutta evidenza che l’adozione del PCC non sia atto di “ordinaria amministrazione”.

 

Tanto più che la procedura di “scoping”, ossia di informazione ai portatori di interesse, tra cui a buon diritto rientrano anche le forze politiche, sulla strutturazione del PCC e sugli obiettivi da conseguire si è rivelata piuttosto carente, essendo stata espletata solo ed esclusivamente con i soggetti competenti in materia ambientale e gli Enti territoriali interessati e non con la popolazione e le varie matrici “civili”.

 

A giudizio del PRI, ad esempio, uno dei limiti del Piano redatto è quello di fare riferimento esclusivamente alle aree rientranti nel “demanio marittimo”.

 

Di certo, però, la nomina di un Commissario non farebbe che rallentare ulteriormente l’iter di approvazione di questo importante strumento, privando, tra l’altro, l’Assise che sarà prossimamente eletta di poterne discutere liberamente e pubblicamente e, se del caso, apportare le eventuali modifiche, verificando, innanzi tutto, se nella redazione dello strumento sono state tenute nel debito conto le linee guida regionali.

Non resta che augurarsi, quindi, che questa deprecabile ipotesi non abbia a verificarsi.
Anche da questo punto di vista Brindisi sconta la crisi di rappresentanza a livello regionale.

 

COMUNICATO STAMPA PRI

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