July 18, 2026

Il mestiere dell’attore, la paura di fallire proprio quando arriva l’occasione attesa, il rapporto con un maestro che continua a interrogarci. Giovedì 23 luglio, alle ore 21, lo spettacolo “Eduardo, parliamoci chiaro”, con Nicola Acunzo, apre in piazza Duomo, nello spazio antistante il Museo archeologico “Francesco Ribezzo”, la quarta edizione di “Verdi in Città”. L’ingresso è liberosenza prenotazione. Torna così la rassegna di teatro e musica organizzata dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi, nell’ambito delle attività finanziate dalle risorse assegnate alla Fondazione dalla legge di bilancio dello Stato per il triennio 2025-2027 – su proposta dell’on. Mauro D’Attis -, e con la collaborazione del Polo Biblio-Museale, della Basilica Cattedrale di Brindisi e di Puglia Culture. Il programma completo, con gli appuntamenti successivi della rassegna, sarà presentato nei prossimi giorni.

Eduardo, parliamoci chiaro” parte da una vicenda che appartiene al teatro ma riguarda, più in generale, chiunque abbia dovuto misurarsi con l’occasione della vita. Raffaele Lapena è un attore “di fatica”, abituato a ruoli marginali, attese e sacrifici. Dopo anni trascorsi ai bordi della scena, gli viene finalmente il ruolo da protagonista in uno spettacolo costruito sui testi di Eduardo De Filippo.

L’opportunità che dovrebbe riscattare una carriera intera diventa però l’origine di una crisi. Alla soddisfazione iniziale subentrano il dubbio, la paura del giudizio e il timore di non essere all’altezza. Raffaele si domanda se il momento così tanto atteso sia arrivato troppo tardi o se, dietro il desiderio di diventare protagonista, non si nasconda l’incapacità di affrontare davvero il centro del palcoscenico.

Nel momento più difficile entra in scena Eduardo, come interlocutore concreto e severo. Il dialogo fra i due mette a confronto generazioni, esperienze e idee diverse del lavoro teatrale. Da quel confronto emerge un’idea precisa di teatro: un lavoro fatto di verità e disciplina. Eduardo ricorda a Raffaele che ogni parte, grande o piccola che sia, acquista senso solo quando l’attore riesce a renderla necessaria. Raffaele cerca risposte; Eduardo lo esorta a fare domande più chiare, ad abbandonare gli alibi e a riconoscere quanto il mestiere dell’attore richieda responsabilità e coraggio. Il confronto diventa così una prova nella prova: prima ancora di recitare EduardoRaffaele deve trovare una voce propria e sostenerla fino in fondo. Il testo di Claudio Proietti utilizza questa situazione per osservare dall’interno la vita di chi lavora nello spettacolo senza raggiungere subito il riconoscimento. Il protagonista porta con sé la condizione del comprimario, dell’interprete che partecipa a molti progetti senza riuscire a dare una direzione compiuta al proprio percorso. Il confronto immaginario con Eduardo gli offre la possibilità di considerare quella storia come il materiale dal quale partire per affrontare finalmente la prova.

Nicola Acunzo costruisce un personaggio fragile, ostinato e capace di coinvolgere il pubblico che diventa parte della messinscena: la quarta parete si apre, la platea entra nel gioco scenico e alcuni momenti arrivano fino al ballo condiviso con Raffaele Lapena. Che in questo modo alleggerisce la paura del fallimento e permette allo spettacolo di muoversi fra racconto, dialogo, memoria professionale e intrattenimento. Eduardo De Filippo diventa il termine di paragone con il quale il protagonista deve “pesarsi”, secondo una parola che attraversa il testo: valutare il proprio lavoro, riconoscere i limiti, comprendere quale parte di sé sia disposto a mettere in gioco.

La regia accompagna il passaggio continuo fra realtà e immaginazione, fra il camerino mentale di Raffaele e l’apparizione di Eduardo, mantenendo in equilibrio le parti più intime e quelle apertamente comiche. Raffaele Lapena cerca il coraggio di affrontare la prova più importante della sua vita e scopre che diventare protagonista significa, prima di tutto, smettere di nascondersi. Tra risate, esitazioni e verità finalmente pronunciate, “Eduardo, parliamoci chiaro” accompagna il pubblico nel punto in cui la paura incontra il desiderio e una vita rimasta ai margini trova finalmente il coraggio di entrare in scena.

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